SERVONO SEMPRE LE ANALISI PER SMALTIRE UN RIFIUTO?

 

A grande richiesta ripassiamo questo argomento che per molte persone ancora oggi rappresenta uno degli aspetti più MISTERIOSI del mondo rifiuti.

MA E’ PROPRIO VERO CHE OGNI 6 O 12 MESI DEVO RIFARE LE ANALISI DEI MIEI RIFIUTI PERCHE’ SCADONO?

Siamo di fronte ad una delle più grandi balle del mondo rifiuti!

Le analisi non sono alimenti con una scadenza, se vuoi conoscere tutta la verità mi devi leggere fino in fondo.

Chi bazzica nel mondo dei rifiuti si sarà sentito dire molte volte che bisognava rifare le analisi perché erano scadute, ma per capire bene se e quando effettivamente bisogna fare le analisi e in quali casi bisogna rinnovarle bisogna partire dall’inizio, ovvero dalla classificazione del rifiuto, ovvero devo riallacciarmi a quanto spiegato in altri articoli.

Facciamo un piccolo e velocissimo riassunto:

il produttore è l’unico e inderogabile responsabile di CLASSIFICARE CORRETTAMENTE i propri rifiuti

quindi ogni azienda deve valutare ATTENTAMENTE tutte le fasi lavorative per identificare i rifiuti speciali (aziendali) sia pericolosi che non pericolosi, che produce considerando la provenienza dello scarto deve cercare nell’elenco CER il codice a 6 cifre più idoneo

Con i miei articoli ho aiutato le aziende ad individuare i codici CER più idonei, ma non fare confusione, trovare i codici CER non significa CLASSIFICARE un rifiuto.

Mancano ancora alcuni passaggi.

A questo punto è necessario un piccolo glossario PRATICO (senza paroloni) per seguire meglio i prossimi passaggi:

CLASSIFICAZIONE… Definire un rifiuto con tutte le informazioni necessarie per la sua corretta gestione

ATTRIBUZIONE CER… Individuazione del codice CER idoneo

CARATTERIZZAZIONE… Procedimento con il quale si definisce la composizione di un rifiuto

IDENTIFICAZIONE CARATTERISTICHE… In base ai dati raccolti con la caratterizzazione si definisce se e quali caratteristiche di pericolo ha il rifiuto

CLASSIFICAZIONE… Valutazione di quanto ottenuto con i primi 3 passaggi per giungere a definire: codice CER + eventuali caratteristiche HP + valutazione ADR

Molte persone credono che caratterizzazione e analisi chimiche siano la stessa cosa oppure che per caratterizzare sia inevitabile un’analisi chimica.

MA C’E’ UN GROSSO PROBLEMA

 non è per nulla così!

Con questa STORIA ti fanno buttare via un sacco di soldi!!!

Pertanto se non vuoi essere più in balia delle favole che ti raccontano continua a seguirmi e diventerai una persona competente a cui più nessuno farà spendere soldi inutili o adottare classificazioni farlocche!

Ora per farti capire e assimilare qual è la differenza devi sapere che il legislatore ha definito a tavolino, in base alla lavorazione da cui decade il rifiuto che alcuni rifiuti possono essere esclusivamente non pericolosi, altri solo pericolosi, altri dipende.

Nell’elenco dei codici CER con cui dovresti aver già familiarizzato possono facilmente individuare le valutazioni fatte dal legislatore.

In gergo si dice che un codice CER puo’ essere ASSOLUTO o A SPECCHIO.

CODICE CER ASSOLUTO

Sono quei codici che il legislatore ha ritenuto di poter definire a tavolini, in base al processo che lo genera, se si tratta di un rifiuto pericoloso o non pericoloso.

Ad esempio il “12.01.09* Emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni” è un rifiuto pericoloso assoluto, ovvero il legislatore ritiene che non possano esistere emulsioni provenienti da una lavorazione meccanica che siano non pericolose.

Mentre il codice CER “12.01.01 Limatura e trucioli di metalli ferrosi” è un non pericoloso assoluto, ovvero il legislatore ha ritenuto che i trucioli di qualsiasi lega metallica proveniente dal trattamento fisico e meccanico superficiale possono essere esclusivamente non pericolosi.

CODICE CER A SPECCHIO

Questi codici viaggiano quasi sempre in copia, perché sono quelli che mediante la valutazione del processo produttivo non si può stabilire a priori se è o non è pericoloso, ma esistono alcune variabili, come ad esempio le sostanze impiegate nel ciclo, che possono avere influenza sulla pericolosità.

Un esempio molto semplice è quello dei guanti dei dipendenti.

Se il guanto durante l’utilizzo entra in contatto con sostanze pericolose e ne trattiene quantità significative per le soglie di pericolo, sarà da classificare con il CER pericoloso “15.02.02* Assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose”, diversamente avrà il codice CER non pericoloso “15.02.03 Assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 15.02.02”

Preciso una cosa che finora ho dato per scontato. Quando dopo il codice a 6 cifre c’è un asterico significa che il CER riguarda un rifiuto pericoloso, viceversa se non c’è l’asterisco si tratta di un rifiuto non pericoloso.

Tornando alla nostra esigenza di CARATTERIZZAZIONE ora analizziamo casistica per casistica in base alla natura del CER quali sono gli step da seguire.

Codice CER non pericoloso assoluto

Se al rifiuto viene attribuito un codice di questo genere capirete da soli che non servono altre valutazioni, infatti il legislatore ci sta dicendo che questo genere di rifiuto NON può contenere sostanze pericolose.

DI CONSEGUENZA PER CARATTERIZZARE QUESTI RIFIUTI NON SI RENDE NECESSARIO ALCUNA ANALISI. ZERO COSTI!

Codice CER pericoloso assoluto

Se al rifiuto viene attribuito un codice di questo genere si rende necessario definire quali sono le caratteristiche di pericolo da attribuire al rifiuto.

Se state pensando, “ora ci dirà che servono le analisi”, vi state sbagliando ancora una volta!

Infatti esistono alcune tipologie di rifiuti pericolosi per i quali non bisogna fare le analisi, ma ne parlo più avanti.

Codice CER a specchio

In questi casi probabilmente servirà un’analisi, ma anche in questa opzione potrebbe esserci ragione di non farle.

Faccio subito un esempio.

Riprendiamo il guanto del dipendente di un’officina meccanica.

Non tutti i guanti si sporcano alla stesso modo, risulta complicato prelevare un campione che sia effettivamente rappresentativo del cumulo e inoltre la contaminazione può variare nei mesi e negli anni. A questo punto potrei caratterizzarli a titolo cautelativo per l’incertezza della percentuale di contaminazione come se avessero assorbito una quantità di olio/emulsione tale da ritenere il rifiuto pericoloso.

Inoltre sempre con una valutazione dei processi aziendali posso escludere che il guanto possa entrare in contatto con altre sostanze pericolose.

Nell’esempio appena descritto abbiamo caratterizzato un rifiuto senza analisi, valutando attentamente il ciclo produttivo e le materie prime.

Ora dobbiamo definire e riassumere le modalità di classificazione in base a diverse situazioni:

Rifiuti non pericolosi assoluti: se abbiamo individuato il codice CER in modo corretto siamo già certi che non possono contenere sostanze pericolose.

Rifiuti pericolosi a composizione CERTA: ci sono alcuni rifiuti come ad esempio le batterie al piombo (CER pericoloso assoluto), i monitor dei computer (CER pericoloso a specchio), la cui composizione è nota, di conseguenza sono già stati caratterizzati.

Sarebbe troppo oneroso e complicato fare delle analisi chimiche pertanto NON BISOGNA FARE ANALISI!

Rifiuti pericolosi decadenti da processi e materie prime SEMPLICI: sono quei rifiuti, come l’esempio dei guanti appena fatto, per i quali siamo in grado di definire quali possono essere le sostanze pericolose presenti pertanto NON SI RENDONO NECESSARIE LE ANALISI.

Rifiuti non pericolosi decadenti da processi e materie prime SEMPLICI: escludendo i non pericolosi assoluti di cui abbiamo già detto, ci sono alcuni rifiuti non pericolosi a specchio per i quali valutando il processo siamo in grado di stabilire con certezza che il rifiuto è non pericoloso.

Rimanendo sull’esempio dei guanti, se questo deriva da una lavorazione nella quale non vengono impiegate sostanze pericolose, possiamo stabilire con certezza che anche il rifiuto è non pericoloso. Pertanto ai fini della caratterizzazione non si rende necessario eseguire alcuna analisi. Ho sottolineato “ai fini della caratterizzazione” perché in realtà a volte servono analisi per esigenze del destino, ma questo è un argomento molto delicato che affronteremo più avanti!

Rifiuti pericolosi/non pericolosi decadenti da processi e/o materie prime ARTICOLATE: ci sono scarti lavorativi che a causa della variabilità del processo e/o della complessa miscelazione di materie prime NECESSITANO di un’analisi chimica per definire quali sostanze e in che percentuale compongono il rifiuto.

Queste analisi servono sia per capire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso, in caso di codici CER a specchio, sia per la successiva valutazione delle percentuali che determinano quali siano i pericoli del rifiuto che serve anche per i codici CER pericolosi assoluti.

Ne rappresentano un chiaro esempio le “Soluzioni acquose di risciaquo” impiegate nei processi di rivestimento dei metalli.

Rifiuti pericolosi/non pericolosi decadenti da processi e/o materie prime ARTICOLATE per i quali l’analisi chimica non può determinare in modo rappresentativo la composizione del rifiuto: si tratta di pochi casi, ma per completezza ne devo parlare.

Esistono infatti rifiuti con una struttura fisica tale da rendere impossibile confezionare un campione rappresentativo da mandare in laboratorio.

L’esempio più significativo è il CER “15.01.10* Imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose” che generalmente in stoccaggio si presenta come un insieme di fustini/latte/scatole/bottiglie/ecc con quantità di residui variabile, di una molteplicità di sostanze.

Come si potrebbe costruire un campione rappresentativo?

In queste situazioni la modalità più corretta per CARATTERIZZARE il rifiuto consiste nel stilare una lista dei diversi contenitori scartati, con una ripartizione percentuale del totale, e raccogliendo le schede di sicurezza delle sostanze che vi erano contenute.

Una volta confezionato questo materiale bisogna affidarlo ad un chimico per una ANALISI MERCEOLOGICA, ovvero non verranno utilizzati strumenti di laboratorio, ma si analizzeranno i dati raccolti per CARATTERIZZARE il mucchio di imballi che si dovranno smaltire.

Direi che oggi abbiamo rivisto qualcosa di MOLTO IMPORTANTE e soprattutto da ora in poi sarai in grado di valutare se spendere o non spendere soldi per un’analisi chimica.

Naturalmente se hai qualche situazione dubbia che non riesci a definire scrivimi nel form sottostante o contattatemi ai miei recapiti.

Bisogna smetterla di buttare via soldi e trovare uno smaltitore serio che non ti racconti storie e ti aiuti ad entrare nell’élite degli IMPRENDITORI ACCORTI che possono dedicare le loro energie mentali alla produzione e ritagliarsi un po’ di tempo libero per se.

Prima di lasciarti ho deciso di farti ancora un regalo, siccome ho studiato tanto e so quanto sia difficile fare propri alcune tipologie di concetti, ho disegnato a mano uno schema a blocchi che riassume quanto spiegato in questo articolo.

Una volta scaricato potrai ripercorrere quanto descritto nell’articolo e in più se lo conserverai potrai consultarlo ogni qualvolta lo ritieni utile.
















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  • Luca Moretta
    Esperto nella Gestione e Smaltimento Rifiuti

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