LA METAMORFOSI DELLO SCARTO

metamorphosis

 

Oggi, dopo una serie di articoli nei quali ti ho trasmesso i concetti base in merito alla classificazione dei rifiuti da oggi iniziamo a parlare della GESTIONE FISICA/PRATICA dei tuoi rifiuti.

Con quanto scritto fino ad ora confido di essere riuscito a farti capire qual è il mio approccio a questa delicatissima materia e cosa mi differenzia dagli altri, ma c’è ancora molto di cui parlare.

Con questo articolo voglio approfondire un concetto che ho già trattato nell’articolo ECCO COSA È DAVVERO UN RIFIUTO (clicca qui per leggerlo), in cui ti ho spiegato il concetto che definisce cosa è rifiuto. Infatti risulta fondamentale capire QUANDO uno scarto diventa rifiuto.

Essere consapevoli del momento in cui avviene questa “metamorfosi” è fondamentale per gestire una serie di vincoli che determinato la corretta gestione dei depositi e dell’organizzazione degli smaltimenti.

Uno scarto diventa rifiuto nel momento in cui non ha più un’utilità all’interno della tua azienda e pertanto, ti trovi nella situazione descritta dalla definizione di rifiuto: Art. 183 D.lgs. 152/2006.

Ma quando uno scarto non trova più impiego nella tua azienda?

Ti potrebbe sembrare una domanda stupida, perché magari stai pensando ad uno scarto per cui la “metamorfosi” è scontata, ma ce ne sono alcuni per i quali ti garantisco che non lo è!!!!

Per farti capire bene il sottile filo che divide la classificazione di scarto da quella di rifiuto, ti faccio l’esempio di Mario.

Mario è un mio cliente storico, ha un ufficio tecnico di disegnatori di prestigio e conosciuto in Provincia di Brescia, è uno di quegli imprenditori accorti, che è attento ai rifiuti in quanto conosce le possibili sanzioni a cui andrebbe incontro se non rispettasse la normativa ed infine è molto sensibile al tema della tutela e della salvaguardia ambientale.

Il suo studio è dedicato alla progettazione di stampi ed ogni anno, per mantenersi al passo con la tecnologia, deve comprare un computer nuovo con software e hardware di ultima generazione per sostituire uno vecchio. Seguendo questa logica quando acquista il nuovo PC, accantona quello più vecchio, nonostante sia funzionante. Questo apparecchio, per lui è chiaramente uno scarto e tutti gli anni mi chiamava per smaltirlo, spendendo i soldi di smaltimento e di trasporto.

Al terzo anno che mi ha chiamato per smaltirgli nuovamente un solo PC, ho dovuto andare a trovarlo e parlare con lui perché mi sembrava assurdo spendere quei soldi per smaltire UN SOLO computer.

Insieme a lui abbiamo condiviso il fatto che i PC da lui accantonati in caso di necessità avrebbero potuto essere utilizzati ancora in quanto non erano danneggiati.

Valutando lo scarto in questo modo, non ha nessun obbligo di smaltimento rifiuti!!

Quelli non sono rifiuti finché effettivamente lui non VORRA’ disfarsene. Ora Mario smaltisce tre PC ogni tre anni, spendendo una sola volta la cifra che spendeva tre volte in tre anni. Ha ridotto del 66% i costi di smaltimento da lui sostenuti fino a quel momento.

Cosa dici, non è interessante conoscere tutti i dettagli della normativa?

La conoscenza e la consapevolezza aiutano a RISPARMIARE.

Però c’è un problema

DI SCARTI AZIENDALI CHE POSSONO AVERE ANCORA UN UTILITA’ ALL’INTERNO DELL’AZIENDA NON CE NE SONO TANTI ED I CONTROLLORI NON SONO STUPIDI.

Devi valutare attentamente se il tuo scarto può avere ancora un reimpiego o un riutilizzo nella tua azienda e se così non è, ti trovi ad avere un RIFIUTO e come tale lo devi gestire e registrare sul Registro di Carico/Scarico entro 10 giorni lavorativi e procedere allo stoccaggio ed al deposito temporaneo secondo le norme che regolano la gestione dei rifiuti. Ma quella della registrazione e del deposito temporaneo sono argomenti diversi e dei quali te ne voglio parlare più avanti.

MAI FAI BENE ATTENZIONE

Ora ti porto un altro esempio.

Questo caso mi è capitato qualche anno fa me è ancora attuale e ti fa capire ancora meglio che non tutti gli scarti sono rifiuti, e addirittura che lo stesso scarto per un’azienda può essere rifiuto e per un’altra RISORSA!!!! Come? Leggi …

MI è capitato di affrontare per due aziende mie clienti che producono lo stesso scarto due gestioni completamente opposte.

Entrambe torniscono a secco (zero lubrificazione/zero liquidi) legno vergine non trattato ne verniciato ed hanno come scarto il truciolo di legno PULITISSIMO, ma attenzione …

La prima azienda è dotata di una caldaia a legna e si è organizzata in modo da raccogliere a fine giornata tutti questi scarti per accumularli e riutilizzarli all’interno della caldaia nel periodo invernale per produrre calore all’interno del proprio stabilimento.

Riepilogando, l’azienda si ritrova a dover gestire uno scarto che per natura non è contaminato da altre sostanze e proprio per questo motivo, può permettersi di gestirlo come materia prima e recuperarne valore attraverso la combustione e quindi il riscaldamento della propria azienda. Pertanto non deve sottoporsi a nessun obbligo e/o vincolo del mondo rifiuti.

La seconda azienda, invece, esegue lo stesso identico processi con la stessa materia prima ma purtroppo non ha una caldaia e non può utilizzare questo scarto in nessun altro modo. Quest’ultima deve infatti trattare i trucioli come un rifiuto pertanto deve caricarli su registro e affidarli a smaltitore autorizzato!!!!

DEVE assegnargli il codice CER 03.01.05 – Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 03.01.04.

Qualcuno potrebbe chiedergli anche un’analisi.

DEVE stoccare questo materiale rispettando la normativa sui rifiuti e preoccuparsi di individuare uno smaltitore che garantisca il corretto smaltimento della materia in oggetto.

CHIARO?

Ti ho questo esempio perché voglio che ti rendi conto che lo stesso scarto, per un’azienda può essere considerato RIFIUTO e per un’altra no, se può essere riutilizzato e la normativa non ne obbliga lo smaltimento.

Tornando a te ed alla tua attività, ora potrai valutare se stai gestendo come rifiuti materiali che in realtà potrebbero anche non esserlo o se viceversa ci sono scarti che hanno la connotazione di rifiuto, che tu non gestisci come tale, e di conseguenza non hai un formulario che attesti la corretta gestione a fine vita di tali oggetti, e come potrai facilmente immaginare, QUESTO E’ UN GROSSO PROBLEMA.

Se non vuoi perdere altro tempo e tutelare la tua azienda, NON ESITARE A CONTATTARCI, insieme valuteremo la tua gestione rifiuti.

Buon lavoro e buona vita, te lo auguro perché chi lavora bene ha una vita buona.

Luca Moretta
Esperto nella Gestione e Smaltimento Rifiuti

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2 Commenti

  1. LUCIA FESTA says:

    Ho letto attentamente l’articolo e come sempre, è molto interessante.
    Ho un dubbio sull’esempio della tornitura del legno bruciata, si dovrebbe procedere ugualmente al carico sul registro rifiuti essendo ipotetico rifiuto oppure non si deve fare alcuna registrazione?
    Per quanto riguarda carta e cartone che si confluiscono all’oasi ecologica comunale senza formulario in Prov. di Brescia cosa succede dal punto di vista burocratico in sede di eventuale verifica da parte degli organi competenti?
    Grazie per un riscontro.
    Distinti saluti.
    Lucia.

    • Luca Moretta says:

      Grazie Lucia
      Per quanto riguarda la tornitura di legno che viene utilizzata all’interno della caldaia non bisogna caricarlo sul registro dei rifiuti perché questo scarto non si trova mai nella situazione descritta nella definizione di rifiuto “Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi”, infatti il mio cliente non ha né esigenza né obbligo di disfarsene in quanto la impiega in un utilizzo che non ha impedimenti normativi.
      Venendo alla carta/cartone portata all’isola ecologica, bisognerebbe fare un distinguo fra le due attuali tipologie di organizzazione che possono avere queste aree comunali. Infatti il luogo dove i comuni raccolgono i rifiuti urbani possono essere “isola ecologica”, oppure “centro di raccolta”. Ti evito la spiegazione delle idee concettuali che le distinguono per andare direttamente al pratico. In entrambe i casi se sono gestite correttamente ogni volta che un’azienda accede in questi luoghi dovrebbe farlo con un documento, che nel caso dell’ISOLA è un formulario, nel caso del CENTRO è un foglio A4 fotocopiato (ovvero non ci sono originali da comprare o vidimazioni da fare e a volte questo modulo è scaricabile del sito del comune) in 2 esemplari.
      Nel primo caso avendo un formulario devi applicare la corretta gestione come tutti gli altri rifiuti aziendali, nel secondo caso devi conservare una copia del modulo anche se spesso l’operatore presente nel centro non lo firma e non lo timbra.
      Confido di essere stato sufficientemente chiaro, se così non fosse chiamami senza esitazioni.
      Buona giornata